Diritto oblio anche per chi si riabilita – Internet e Social


(ANSA) – ROMA, 23 SET – La permanenza in rete di notizie di
cronaca giudiziaria non aggiornate può rappresentare un ostacolo
al reinserimento sociale di una persona. Il diritto all’oblio va
riconosciuto anche a chi è stato riabilitato dopo una condanna.
   
Il principio è stato affermato dal Garante privacy: ha ordinato
a Google la rimozione di 2 Url che rimandavano ad informazioni
giudiziarie non più rappresentative della attuale situazione di
un imprenditore. L’interessato dopo aver tentato di far
deindicizzare le pagine direttamente a Google si era rivolto
all’Autorità lamentando il pregiudizio per la propria
reputazione personale e professionale dalla permanenza in rete
di informazioni obsolete e non aggiornate. Per questo motivo
aveva chiesto al Garante di ordinare a Google la rimozione dai
risultati di ricerca di due Url, reperibili digitando il proprio
nominativo, che contenevano informazioni su una vicenda
giudiziaria che lo aveva visto coinvolto nel 2007 e sulla
sentenza di condanna pronunciata nei suoi confronti nel 2010.
Nelle pagine web però non vi era alcuna traccia della successiva
riabilitazione che l’uomo aveva chiesto e ottenuto nel 2013.
   
Giudicando fondato il reclamo e ordinando la deindicizzazione,
l’Autorità ha ritenuto che l’ulteriore trattamento dei dati
legato alla reperibilità in rete degli Url contestati –
nonostante la riabilitazione e il tempo trascorso dai fatti –
determinasse un impatto sproporzionato sui diritti
dell’interessato, che non risulta bilanciato da un attuale
interesse del pubblico a conoscere la vicenda. La persistenza in
rete di queste informazioni giudiziarie non aggiornate, infatti,
non è in linea con i principi alla base dell’istituto della
riabilitazione che, pur non estinguendo il reato, comporta il
venir meno delle pene accessorie e di ogni altro effetto penale
della condanna come misura premiale finalizzata al reinserimento
sociale della persona.
   

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