Diritto oblio possibile anche senza nome – Internet e Social


(ANSA) – ROMA, 22 LUG – Il diritto all’oblio può essere
invocato anche partendo da dati presenti sul web che non siano
il nome e il cognome dell’interessato se lo rendono
identificabile, anche in via indiretta. E’ il principio fissato
dal Garante per la privacy in merito al reclamo di un
professionista che aveva richiesto inutilmente a Google di
cancellare una Url reperibile online digitando non il proprio
nome, ma la sua qualifica di presidente di una determinata
cooperativa. La Url – spiega la Newsletter del Garante – faceva
riferimento a una notizia non più attuale e non aggiornata,
relativa ad un rinvio a giudizio avvenuto 10 anni prima, per il
quale c’era stata poi una sentenza definitiva di assoluzione. La
permanenza in rete della notizia rappresentava, per
l’interessato, un grave e irreparabile pregiudizio alla propria
reputazione. Alla richiesta di rimuovere la Url, Google aveva
risposto di no, sostenendo che fosse inammissibile una richiesta
di deindicizzazione per chiavi di ricerca che non includono il
nome e il cognome di una persona fisica, sulla base di quelli
che riteneva essere i principi fissati dalla Corte di Giustizia
dell’Ue nella cosiddetta sentenza “Google Spain”. L’interessato
si era quindi rivolto al Garante, dopo aver tentato, ancora una
volta invano, di far rimuovere la Url dal sito sul quale era
stato pubblicato l’articolo. Diversamente da Google, l’Autorità
– in questa specifica circostanza – ha ritenuto fondata la
richiesta del professionista. Il Garante – sulla base del
Regolamento europeo che definisce dato personale “qualsiasi
informazione riguardante una persona fisica identificata o
identificabile” – ha concluso che la Url che riportava la
qualifica di presidente di quella determinata cooperativa si
riferiva in maniera inequivocabile alla persona che aveva fatto
reclamo. Per questo il pregiudizio subito dall’interessato non
si poteva ritenere bilanciato da un interesse della collettività
a conoscere informazioni che risultavano inesatte e non
aggiornate.
   
Il Garante ha quindi ingiunto a Google di rimuovere la Url e
di comunicare entro trenta giorni dalla data di ricezione del
provvedimento le iniziative intraprese per attuare le
indicazioni dell’Autorità.
   

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