Il Mit travolto dal caso Epstein, tremano i vertici – Tlc


Nessuno doveva sapere che Jeffery Epstein, già nella bufera per lo scandalo degli abusi sui minori in Florida, alimentava le casse del laboratorio. Le riempiva di soldi con donazioni personali o con quelle di tante influenti personalità che gravitavano nel suo mondo. Gente come Bill Gates e altri Paperoni pronti a mettere parte della propria ricchezza al servizio della ricerca. I responsabili del prestigioso Media Lab, fiore all’occhiello del Mit di Boston, avevano impartito direttive ben precise a tutto lo staff: quei rapporti dovevano rimanere un segreto.

Nessuno immaginava quel che sarebbe accaduto: l’arresto a luglio del controverso finanziere, le nuove scioccanti storie sul giro di prostituzione minorile da lui gestito e il suicidio nel carcere federale di Manhattan. Così il caso Epstein ha finito per travolgere anche il Mit, e la prima testa a saltare é stata quella di Joichi Ito, il direttore del laboratorio scientifico e tecnologico più famoso al mondo.

Ma sono in tanti adesso a tremare, per la loro posizione ma soprattutto per la loro reputazione. Tutti quelli che all’interno della prestigiosa istituzione hanno coperto, e che prima ancora hanno accettato di ricevere denaro da una persona che aveva un profilo espressamente vietato dalla policy dell’ateneo e dal regolamento del laboratorio, un profilo non idoneo per iscriversi nella lista dei benefattori e per intrattenere rapporti di alcun genere con i responsabili del Media Lab. Ito, 53 anni, conosciuto anche per i suoi contributi scientifici sul New York Times, lo sapeva bene. Però i soldi li ha presi lo stesso, e di recente ha ammesso di aver accettato da Epstein almeno 525 mila dollari per il laboratorio. Ma ha ammesso anche di aver ricevuto più di un milione di dollari per il suo fondo di investimento.

Nonostante queste imbarazzanti rivelazioni ha tentato di resistere e di salvare il prestigioso incarico che ricopre dall’aprile del 2011. La decisione di dimettersi con effetto immediato da direttore del Media Lab e da docente del Massachusetts Institute of Technology é invece arrivata meno di 24 ore dopo che un articolo del New Yorker ha ricostruito le misure prese dai vertici del laboratorio per nascondere i legami finanziari con Epstein. In alcune e-mail spunta anche il nome di Bill Gates e la donazione di oltre 2 milioni di dollari che il fondatore di Microsoft, agganciato da Epstein, fece nell’ottobre del 2014.

L’impressione ora é che a Boston altre teste potrebbero cadere. In bilico c’é anche Nicholas Negroponte, il mitico guru di internet e fondatore del Mit Media Lab, di cui ancora oggi é presidente emerito. Negroponte, fino a ieri una vera e propria legenda dentro e fuori i corridoi del laboratorio, é stato clamorosamente contestato alcuni giorni fa dagli studenti proprio per i legami con il finanziere newyorchese. L’onda del caso Epstein sembra ormai destinata a non risparmiare nessuno.

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