Usa,emoji citate come prove in tribunale – Internet e Social


(ANSA) – ROMA, 20 FEB – Le emoji e le loro ‘antenate’
emoticon stanno diventando sempre di più protagoniste dei
processi, usate da accusa e difesa per dimostrare le proprie
tesi. A rilevarlo è Eric Goldman, un esperto dell’università di
Santa Clara, secondo il cui conteggio, iniziato nel 2004, la
crescita è esponenziale, tanto da cogliere impreparati gli
stessi tribunali. Il ricercatore ha fatto un monitoraggio su
alcuni database sull’uso della parola emoji o emoticon nelle
cause. In un caso ad esempio gli investigatori stavano cercando
di provare che un uomo fosse responsabile di sfruttamento della
prostituzione e hanno usato tra le prove anche una chat in cui
l’accusato aveva inviato ad una donna l’immagine di tacchi a
spillo e di una valigia piena di soldi, che invece secondo
l’avvocato difensore era solo un tentativo di interrompere la
relazione con la donna. Altri esempi riguardano ogni tipo di
crimine, riferisce Goldman, dall’omicidio al furto, ma in molti
casi le corti non considerano le ‘faccette’ come prove
ammissibili. “Appaiono come prove, le corti devono prenderne
atto, ma sono spesso considerate irrilevanti dai giudici –
spiega l’esperto -. Ma sono una parte cruciale della
conversazione, e devono essere comprese e non ignorate.
   
Immaginate se c’è una faccia che fa l’occhiolino prima di una
frase, il modo di leggerla cambia radicalmente”.
   
La questione non riguarda soltanto gli Usa. In israele ad
esempio un giudice ha condannato una coppia a pagare un
soggiorno in un albergo perchè secondo lui gli emoticon festosi
inviati alla struttura valevano come conferma della
prenotazione.(ANSA).
   

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